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DOMANDE FREQUENTI

  • A chi bisogna rivolgersi per avere una diagnosi?

    Non sempre genitori e insegnanti sono d’accordo riguardo le difficoltà che vedono nello studente, non per questo bisogna ignorare il problema. Se crediamo che alla base di alcuni insuccessi del ragazzino ci siano delle difficoltà ci dobbiamo rivolgere ad un esperto che in base al percorso diagnostico ci potrà dare delle risposte positive o negative supportate da test specifici. Qui uno schema riassuntivo.

  • Lo devo dire a mio figlio?

    I bambini/ragazzi con dislessia sono intelligenti, spesso si rendono conto che in certe attività qualcosa in loro non va, che li rende diversi dai compagni. Se il ragazzino è a conoscenza delle proprie difficoltà può capire che sono problemi specifici e non una loro incapacità generale, idea che va a rovinare la loro autostima, possono invece imparare ad accettarli e gestirli al meglio.
  • Quando arrivo a casa i compiti sono ancora tutti da fare. Proviamo a farli insieme, ma ogni scusa è buona per fermarsi ogni 10 minuti, così si arriva all'ora di cena che è ancora tutto da fare. Come posso gestire il momento compiti per avere risultati migliori?

    I ragazzi con disturbi dell’apprendimento o difficoltà scolastiche spesso sono disorganizzati e questo li rende più vulnerabili all’abbandono dell’attività. È quindi importante gestire il momento compiti organizzando le materie e gli esercizi in base alle energie a disposizione del ragazzo, suddividendo il tutto in obiettivi e sottobiettivi, pensando a delle pause e a delle ricompense in base al lavoro che è stato svolto fino a quel momento. All’interno di questo lavoro di organizzazione bisogna considerare molte caratteristiche del ragazzino, strumenti e strategie da aggiungere per alleviare le loro fatiche e rendere il compito più facile, quindi più entusiasmante perché ci mettono meno a fare un lavoro che prima era lungo e faticoso.

     

  • Come posso aiutare mio figlio nello studio?

    Ogni studente ha il suo stile di apprendimento con punti di forza e di debolezza. È importante riconoscerli, puntare molto sui punti di forza e aiutare i punti di debolezza con strumenti e strategie adeguate.
  • Che atteggiamento avere con gli insegnanti o genitori?

    È sempre opportuno avere un rapporto di collaborazione, questo garantisce una buona riuscita degli obiettivi prefissati, poiché vengono perseguiti a scuola e a casa nello stesso modo e impegno, così facendo lo studente avrà l’appoggio che gli serve per diventare autonomo.
    Purtroppo non sempre è possibile mantenere un rapporto sereno tra le due parti poiché a scuola o a casa la difficoltà non viene compresa e accettata. In questo caso consigliamo quindi di far presente il vostro impegno da genitore o da insegnante nel seguire lo studente e mettere in chiaro quali sono le regole, strategie e strumenti che si utilizzano, ma soprattutto il perché, così da far comprendere al meglio le motivazioni di tale percorso.
  • Un ragazzo con DSA ha diritto all’insegnante di sostegno?

    No, secondo la legge 170 i ragazzi con DSA vengono seguiti dagli stessi insegnanti della classe. Il sostegno è previsto dalla legge 104 che non comprende i disturbi specifici dell’apprendimento, a meno che questi non siano associati ad una patologia o a un disturbo di altro tipo.
  • Cos'è il PDP?

    È il Piano Didattico Personalizzato, previsto dalla legge 170/2010. Serve a garantire il diritto allo studio di alunni e studenti con DSA.
    Il PDP è un “contratto condiviso” fra docenti, istituzione scolastiche, esperti e famiglia utile a individuare e organizzare un percorso personalizzato. All’interno del PDP devono essere definiti tutti i supporti, strategie, metodi, strumenti e gli accorgimenti necessari
    a realizzare il successo scolastico.
  • Chi deve compilare il PDP (Piano Didattico Personalizzato)?

    Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) deve essere compilato collegialmente dagli insegnanti, in base alla Diagnosi disponibile ed alle osservazioni svolte in classe riguardo all’alunno. Una volta compilato, il PDP deve essere firmato dai genitori (o da chi ne fa le veci), i quali possono chiedere la consulenza da parte di chi ha rilasciato la Diagnosi o di altri esperti nel settore didattico.
  • E’ possibile essere discalculici ma non dislessici e viceversa?

    Sì è possibile. Non sempre i due disturbi si presentano insieme, anche se la discalculia si presenta più spesso associata con altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento. É comunque importante tenere presente che un ragazzino con un solo DSA potrebbe avere delle caratteristiche degli altri disturbi, complicando il suo modo di studiare e apprendere.
  • Se mio figlio sa le tabelline in quarta elementare, significa che non può essere disalculico?

    No, non è detto. Non sempre il bambino con discalculia non impara le tabelline. Può averle imparate, ma le richiama alla memoria lentamente e si stanca molto. Se il bambino sembra in difficoltà con la Matematica, vi sembra stanco quando si esercita e non ottiene risultati proporzionati agli sforzi, una valutazione psicodiagnostica potrà aiutare a fare luce sul problema.
  • È vero che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono ereditari?

    Sì, possono essere ereditari, ma non sempre è così. Infatti, i DSA hanno una base neurobiologica, o meglio derivano da un funzionamento neurobiologico specifico (dislessici, insomma, si nasce) e si trasmettono geneticamente. Tuttavia, la familiarità con i DSA non è sempre accertata. Vi sono numerosi casi in cui il figlio dislessico è il primo componente della famiglia a presentare questa peculiarità.
  • Se uno dei figli presenta un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, bisogna sottoporre a Test anche l’altro o gli altri figli?

    Non è detto. Ferma restando una possibile familiarità genetica, non è detto che tutti i fratelli e le sorelle presentino il funzionamento DSA ed inoltre i Test vanno eseguiti se si pensa che ciò corrisponda ad una reale esigenza dei bambini. In altre parole, se i figli non hanno problemi a scuola e non vi sono campanelli d’allarme, si può proseguire il percorso scolastico in modo naturale, senza indagare le funzioni cognitive ma restando naturalmente “vigili” e pronti a consultare lo psicologo o il neuropsicologo in caso di dubbio.
  • La situazione di chi ha un DSA peggiora o migliora con il tempo?

    Dipende da una serie di fattori. In linea di massima, la tempestività della Diagnosi è molto importante e può incidere tantissimo sull’evoluzione della storia di uno studente con DSA. Infatti, riconoscere il problema durante i primi anni di scuola Primaria permette un intervento tempestivo sia in ambito riabilitativo – attraverso logopedia, psicomotricità, altri trattamenti – sia in ambito didattico. Anche dal punto di vista psicologico, la Diagnosi evita che vengano fatte richieste troppo rigide all’alunno sia da parte della scuola, sia da parte dei genitori e ciò comporta un miglior vissuto
    complessivo nella persona. Infine, incide molto la crescita: il bambino man mano che diventa adolescente e poi giovane adulto, se conosce le proprie difficoltà impara a compensarle utilizzando al meglio la propria mente e gli strumenti tecnologici a sua disposizione per studiare.
    Se, invece, la Diagnosi avviene tardivamente, durante gli anni della preadolescenza o addirittura in piena adolescenza, può succedere che il soggetto abbia accumulato stanchezza e disamore verso l’apprendimento, oltre che un basso livello di autostima e ciò influisce negativamente sulla compensazione del disturbo. È anche vero che, quando il disturbo è lieve, con la crescita tende a compensarsi in modo naturale fin quasi a diventare “invisibile”. In ogni caso, ogni situazione va considerata nella sua unicità, senza aspettarsi che il problema si risolva completamene e in breve tempo: ciò evita eccessive aspettative
    sullo studente ed interventi troppo massivi e stressanti.
  • Una persona con DSA ha problemi solo a scuola?

    La scuola è sicuramente l’ambiente entro il quale è più significativa la richiesta di letto scrittura, di memorizzazione di materiale astratto, di collegamento tra concetti, oltre alla richiesta di prestazioni intellettuali “a tempo”. La persona con DSA vive questo  tipo di richieste, per la loro stessa natura, in maniera particolarmente faticosa. Il linguaggio è sia lo strumento, sia l’oggetto principale della trasmissione del sapere a scuola e questa caratteristica rende gli anni della scolarizzazione i più ardui, in particolare per chi è dislessico. Tuttavia, spesso la persona con DSA è particolare anche nell’organizzazione generale del proprio tempo e del materiale e sul lavoro molti adulti possono sperimentare
    difficoltà nella lettura veloce e nell’ortografia, nei calcoli a mente ed in altre situazioni che richiedano prestazioni automatiche e ripetitive.